Documenti poetici

“All’uomo sensibile e immaginoso, che viva, come io son vissuto gran tempo, sentendo di continuo e immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà con gli occhi una torre, una campagna, udrà con gli orecchi un suono d’una campana; e nel tempo stesso coll’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose: Trista quella vita (ed è pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione.”

G. Leopardi, Pensiero n. 1118, in Zibaldone

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Quale occhio migliore di quello di un  poeta ha la capacità di leggere dentro la luce, dentro i colori, occhi sempre aperti in grado di  familiarizzare anche con il buio. Occhi in grado di percepire anche un immagine addormentata per altri.

Chi meglio di un poeta può allora raccontare con l’aiuto di nuove tecnologie fatte di immagini che scorrendo sullo schermo si fanno racconto. Immagini che definisco  poetiche, in  quando capaci di suscitare forti emozioni, di colpire il cuore e la mente, di farti fermare a riflettere alimentando nuovi desideri di conoscenze.

Antonio Nazzaro Zambon  non ama ostentare  il suo essere poeta, a volte, timidamente come un  bambino, sembra stupirsi lui per primo di questo suo modo di vedere il mondo, del suo raccontarlo usando di volta in volta mezzi diversi.

I suoi documentari poetici , nati dal suo grande desiderio di mostrare, documentare, usando i mezzi a lui più familiari: “le immagini”.  Fisse o in movimento, fatte di genti e luoghi lontani, con attori “originali” e quindi “autentici”. Raccontare senza l’uso della recitazione ma con gesti spontanei e quindi veri  il loro essere artisti.  Narrandoli  attraverso il suo “vedere” con sguardo attento, che trova le sue immagini  passando attraverso una videocamera o scaricandole dal web. E  poi lavorarle come si compone un puzzle, aggiungendoci spennellate di colore, o cupi bianchi e neri, accompagnate da suoni ripetuti in maniera ossessiva. Sperando che il suo guardare “attraverso” sia percepito anche da altri occhi e portare all’emozione e quindi all’approfondimento, alla riflessione.

Raccontare Milo De Angelis, poeta contemporaneo milanese, nel suo passeggiare  per le vie di Caracas come si farebbe con un vecchio amico che ascolti pacatamente,  o Mariana De Marchi pittrice e scultrice argentina, nel suo lavorare frenetico alle sue opere, con velocità, quasi che il suo voler dare all’Arte fosse così tanto da non poter essere contenuto nello spazo e nel tempo.

Scoprire in un viaggio in Colombia un piccolo centro culturale indipendente, il Centro Cultural Ciudad Movil di Cartagena , o in occasione del X Festival della Poesia a Caracas, in cui con grande entusiasmo partecipava in prima persona, e, con materiali raccolti lì, quasi estemporaneamente farne velocemente un documento visivo da divulgare in rete.

L’incontro nella stessa occasione con  Luigi Cinque, musicista e regista italiano, figura eclettica e complessa nelle sue mille sfaccettature, raccontandolo come un Ulisse contemporaneo, con lo stesso desiderio alla conoscenza fine a se stessa , “il viaggio” inteso come crescita e voglia di scoprire le cose del mondo, senza che gli vengano imposti limiti, poiché non ne comprende il motivo, ma con un Itaca sempre presente, la sua Itaca mai dimenticata e comunque lontana.

Ogni volta una sfida  e ogni volta la voglia di dare agli altri, che siano i suoi  amici o perfetti estranei, quello che per lui è motivo di conoscenza e piacere intellettuale di condivisione. Quello che  lui stesso ha visto, e come lo ha visto. Questo  suo guardare forse con occhi di bambino o con sguardi malinconicamente ingrigiti .

 Diceva Edgar Allan Poe:

“Coloro che sognano ad occhi aperti sono consci di molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. Nelle loro grigie visioni colano frammenti d’eternità e destandosi fremono nell’intimo allo scoprire d’esser stati sulla soglia del gran segreto.”

 Sì, penso che in quest’ultima citazione racchiuda l’essenza  e  l’anima di questi lavori.

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8 pensieri su “Documenti poetici

  1. Sonia Maioli

    Finalmente raccolti i tuoi ultimi avori! Forma d’ate che ti si addice, nella quale dai molto.
    Appezzo anche le tue poesie, le tue prose, spero ne arrivino ancora parecchie
    Grazie, Antonio

    Rispondi
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